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Khúc XXXIII
Purgatorio: Canto XXXIII

Tác giả: Dante Alighieri

Nước: Italia
Đăng bởi demmuadong vào 01/01/2007 22:43

 

Nguyên tác

'Deus, venerunt gentes', alternando
or tre or quattro dolce salmodia,
le donne incominciaro, e lagrimando;

e Beatrice sospirosa e pia,
quelle ascoltava sì fatta, che poco
più a la croce si cambiò Maria.

Ma poi che l'altre vergini dier loco
a lei di dir, levata dritta in pè,
rispuose, colorata come foco:

'Modicum, et non videbitis me;
et iterum, sorelle mie dilette,
modicum, et vos videbitis me'.

Poi le si mise innanzi tutte e sette,
e dopo sé, solo accennando, mosse
me e la donna e 'l savio che ristette.

Così sen giva; e non credo che fosse
lo decimo suo passo in terra posto,
quando con li occhi li occhi mi percosse;

e con tranquillo aspetto «Vien più tosto»,
mi disse, «tanto che, s'io parlo teco,
ad ascoltarmi tu sie ben disposto».

Sì com'io fui, com'io dovea, seco,
dissemi: «Frate, perché non t'attenti
a domandarmi omai venendo meco?».

Come a color che troppo reverenti
dinanzi a suo maggior parlando sono,
che non traggon la voce viva ai denti.

avvenne a me, che sanza intero suono
incominciai: «Madonna, mia bisogna
voi conoscete, e ciò ch'ad essa è buono».

Ed ella a me: «Da tema e da vergogna
voglio che tu omai ti disviluppe,
sì che non parli più com'om che sogna.

Sappi che 'l vaso che 'l serpente ruppe
fu e non è; ma chi n'ha colpa, creda
che vendetta di Dio non teme suppe.

Non sarà tutto tempo sanza reda
l'aguglia che lasciò le penne al carro,
per che divenne mostro e poscia preda;

ch'io veggio certamente, e però il narro,
a darne tempo già stelle propinque,
secure d'ogn'intoppo e d'ogni sbarro,

nel quale un cinquecento diece e cinque,
messo di Dio, anciderà la fuia
con quel gigante che con lei delinque.

E forse che la mia narrazion buia,
qual Temi e Sfinge, men ti persuade,
perch'a lor modo lo 'ntelletto attuia;

ma tosto fier li fatti le Naiade,
che solveranno questo enigma forte
sanza danno di pecore o di biade.

Tu nota; e sì come da me son porte,
così queste parole segna a' vivi
del viver ch'è un correre a la morte.

E aggi a mente, quando tu le scrivi,
di non celar qual hai vista la pianta
ch'è or due volte dirubata quivi.

Qualunque ruba quella o quella schianta,
con bestemmia di fatto offende a Dio,
che solo a l'uso suo la creò santa.

Per morder quella, in pena e in disio
cinquemilia anni e più l'anima prima
bramò colui che 'l morso in sé punio.

Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima
per singular cagione esser eccelsa
lei tanto e sì travolta ne la cima.

E se stati non fossero acqua d'Elsa
li pensier vani intorno a la tua mente,
e 'l piacer loro un Piramo a la gelsa,

per tante circostanze solamente
la giustizia di Dio, ne l'interdetto,
conosceresti a l'arbor moralmente.

Ma perch'io veggio te ne lo 'ntelletto
fatto di pietra e, impetrato, tinto,
sì che t'abbaglia il lume del mio detto,

voglio anco, e se non scritto, almen dipinto,
che 'l te ne porti dentro a te per quello
che si reca il bordon di palma cinto».

E io: «Sì come cera da suggello,
che la figura impressa non trasmuta,
segnato è or da voi lo mio cervello.

Ma perché tanto sovra mia veduta
vostra parola disiata vola,
che più la perde quanto più s'aiuta?».

«Perché conoschi», disse, «quella scuola
c'hai seguitata, e veggi sua dottrina
come può seguitar la mia parola;

e veggi vostra via da la divina
distar cotanto, quanto si discorda
da terra il ciel che più alto festina».

Ond'io rispuosi lei: «Non mi ricorda
ch'i' straniasse me già mai da voi,
né honne coscienza che rimorda».

«E se tu ricordar non te ne puoi»,
sorridendo rispuose, «or ti rammenta
come bevesti di Letè ancoi;

e se dal fummo foco s'argomenta,
cotesta oblivion chiaro conchiude
colpa ne la tua voglia altrove attenta.

Veramente oramai saranno nude
le mie parole, quanto converrassi
quelle scovrire a la tua vista rude».

E più corusco e con più lenti passi
teneva il sole il cerchio di merigge,
che qua e là, come li aspetti, fassi

quando s'affisser, sì come s'affigge
chi va dinanzi a gente per iscorta
se trova novitate o sue vestigge,

le sette donne al fin d'un'ombra smorta,
qual sotto foglie verdi e rami nigri
sovra suoi freddi rivi l'Alpe porta.

Dinanzi ad esse Eufratès e Tigri
veder mi parve uscir d'una fontana,
e, quasi amici, dipartirsi pigri.

«O luce, o gloria de la gente umana,
che acqua è questa che qui si dispiega
da un principio e sé da sé lontana?».

Per cotal priego detto mi fu: «Priega
Matelda che 'l ti dica». E qui rispuose,
come fa chi da colpa si dislega,

la bella donna: «Questo e altre cose
dette li son per me; e son sicura
che l'acqua di Letè non gliel nascose».

E Beatrice: «Forse maggior cura,
che spesse volte la memoria priva,
fatt'ha la mente sua ne li occhi oscura.

Ma vedi Eunoè che là diriva:
menalo ad esso, e come tu se' usa,
la tramortita sua virtù ravviva».

Come anima gentil, che non fa scusa,
ma fa sua voglia de la voglia altrui
tosto che è per segno fuor dischiusa;

così, poi che da essa preso fui,
la bella donna mossesi, e a Stazio
donnescamente disse: «Vien con lui».

S'io avessi, lettor, più lungo spazio
da scrivere, i' pur cantere' in parte
lo dolce ber che mai non m'avrìa sazio;

ma perché piene son tutte le carte
ordite a questa cantica seconda,
non mi lascia più ir lo fren de l'arte.

Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinnovellate di novella fronda,

puro e disposto a salire alle stelle.

Bản dịch của James Finn Cotter (bản dịch tiếng Anh)

"O God, the Heathen Come," alternating
         Now three, now four, melodic psalmody,
         The weeping women now began to sing;
 
         And Beatrice, sighing and sympathetic,
5        Listened to them, so changed in her features
         That Mary at the cross looked no more sad-faced.
 
         But when those other virgins each gave way
         For her to speak, rising to her feet,
         She stood up straight and, coloring like fire,
 
10       "A little while and you shall not see me,
         And again," she said, "my dearest sisters,
         Another little while and you shall see me."
 
         Then she set all the seven in front of her,
         And at her back, with just a nod, she placed
15       Me and the lady and the sage who'd stayed.
 
         So she moved onward, and I do not think
         That she had put ten steps upon the ground
         When instantly she struck my eyes with her eyes,
 
         And with a tranquil look she spoke to me,
20       "Come forward more, that if I speak with you,
         You may be better placed to listen to me."
 
         As soon as I was with her as I should be,
         She said to me, "Brother, why not venture
         To question me, now that you come with me?"
 
25       Like those who with excessive reverence
         Speak in the presence of superiors
         And catch their living voices in their teeth,
 
         That was my case when with stumbling diction
         I began, "My lady, you know what
30       I need, and what will do me good you know."
 
         And she told me, "I want you from now on
         To tear yourself away from fear and shame
         And talk no more like someone in a dream.
 
         "Know that the vessel which the serpent smashed
35       Was, and is not. But he who bears the blame
         Shall learn that God’s revenge fears no delays.
 
         "The eagle that left its feathers on the chariot
         Which then became a monster, then a prey,
         Will not for all time be without an heir,
 
40       "For I see clearly, and so can tell you this,
         Stars are already near, secure from check
         Or hindrance, that will bring us to a time
 
         "In which a five hundred, ten and five,
         God’s messenger, shall kill the thieving whore
45       Together with the giant who sins with her.
 
         "Perhaps my prophecy, which is as obscure
         As Themis and the Sphinx, fails to convince you
         Since, in their fashion, it clouds up your mind;
 
         "But soon events themselves shall be the Naiads
50       That will resolve this difficult enigma
         Without the ravaging of herds or grain.
 
         "Take note! and as I utter these words to you
         Do you in your turn teach them to all those
         Who live the life that is a race to death;
 
55       "And keep in mind, when you shall write them down,
         Not to conceal what you saw of the tree
         Which now twice over has been here stripped bare.
 
         "Whoever robs that tree or rends its branches
         With act of blasphemy offends God who
60       For his sole use created it all-holy.
 
         "For eating of its fruit the first soul yearned
         Five thousand years and more in pain and hunger
         For him who with himself paid for the eating.
 
         "Your mind is fast asleep if it won’t guess
65       There is a special reason why this tree
         Is so tall and inverted at its top;
 
         "And had vain thoughts, like waters of the Elsa,
         Not petrified your mind, and pleasure in them
         Strained it, as Pyramus the mulberry,
 
70       "Then simply by details of height and width
         You would have recognized the moral sense
         Of God’s justice when he forbade this tree.
 
         "But since I see that in your intellect
         You turned to stone, and stony, so opaque
75       The light of what I say has dazzled you,
 
         "I want you to take back my words within you —
         And if not written down, at least depicted —
         As a pilgrim’s staff returns enwreathed with palm."
 
         And I: "As wax stamped by the seal takes on
80       The impressed figure without changing it,
         So is my brain imprinted now by you.
 
         "But why do your own deeply longed-for words
         Soar up so high beyond my vision that
         The more I strain the more they’re lost from sight?"
 
85       "They soar that you may know," she said,
         "The school which you have followed, and may see
         How well its teaching follows my own words,
 
         "And see too that your way is as far distant
         From the divine way as the earth is from
90       The heaven that spins highest of the nine."
 
         I answered her then, "I do not remember
         That ever I estranged myself from you,
         Nor does my conscience gnaw at me for this."
 
         "And if you cannot now remember it,"
95       She smilingly replied, "then call to mind
         How you have drunk of Lethe on this day,
 
         "And just as smoke is sure proof of a fire,
         So your forgetting clearly indicates
         A fault in your will’s tending somewhere else.
 
100     "But from now on my words shall be as bare
         As it is suitable or needful for me
         To make them plain for your rude sight to grasp."
 
         Now more glittering, now with slower steps,
         The sun tracked the meridian circle
105     Which with one’s point of view shifts here and there,
 
         When, just as one who goes before a group
         As guide will halt if he should happen on
         Something strange or trace of something strange,
 
         The seven women halted at the edge
110     Of a pale shadow such as mountains cast
         On cold streams under green leaves and black boughs.
 
         In front of them I seemed to see Euphrates
         And Tigris welling from a single spring
         And, in parting, lingering like friends.
 
115     "O light, O glory of the human race,
         What water is this that here gushes out
         From one source and then draws itself away?"
 
         To this request of mine, she answered, "Ask
         Matilda to tell you." The lovely woman,
120     As if she wished to free herself from blame,
 
         Replied, "I told him this and other things,
         And I am sure the waters of the Lethe
         Did not cloud out his recollection of it."
 
         And Beatrice: "Some greater care, perhaps,
125     Which often steals away one’s memory,
         Has left the eyes of his mind in the dark.
 
         "But see, there is Eunoè flowing onward:
         Lead him to it and, as it is your custom,
         Bring his fainting powers back to life."
 
130     As a noble soul that offers no excuse,
         But of another’s will makes her own will,
         As soon as some outward sign discloses it,
 
         So, when the lovely woman took me with her,
         She moved ahead, and with womanly grace
135     She said to Statius, "Come with him as well."
 
         If, reader, I had room to write more lines,
         I would sing still, in part, of the sweet drink
         That kept me thirsting always after more,
 
         But since all of the pages planned beforehand
140     For this, the second canticle, are filled,
         The curb of art lets me run on no further.
 
         From out those holiest waves I now returned,
         Refashioned, just as new trees are renewed
         With their new foliage, for I came back
 
145     Pure and prepared to leap up to the stars.

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