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Khúc XXII
Purgatorio: Canto XXII

Tác giả: Dante Alighieri

Nước: Italia
Đăng bởi demmuadong vào 31/12/2006 22:13

 

Nguyên tác

Già era l'angel dietro a noi rimaso,
l'angel che n'avea vòlti al sesto giro,
avendomi dal viso un colpo raso;

e quei c'hanno a giustizia lor disiro
detto n'avea beati, e le sue voci
con 'sitiunt', sanz'altro, ciò forniro.

E io più lieve che per l'altre foci
m'andava, sì che sanz'alcun labore
seguiva in sù li spiriti veloci;

quando Virgilio incominciò: «Amore,
acceso di virtù, sempre altro accese,
pur che la fiamma sua paresse fore;

onde da l'ora che tra noi discese
nel limbo de lo 'nferno Giovenale,
che la tua affezion mi fé palese,

mia benvoglienza inverso te fu quale
più strinse mai di non vista persona,
sì ch'or mi parran corte queste scale.

Ma dimmi, e come amico mi perdona
se troppa sicurtà m'allarga il freno,
e come amico omai meco ragiona:

come poté trovar dentro al tuo seno
loco avarizia, tra cotanto senno
di quanto per tua cura fosti pieno?».

Queste parole Stazio mover fenno
un poco a riso pria; poscia rispuose:
«Ogne tuo dir d'amor m'è caro cenno.

Veramente più volte appaion cose
che danno a dubitar falsa matera
per le vere ragion che son nascose.

La tua dimanda tuo creder m'avvera
esser ch'i' fossi avaro in l'altra vita,
forse per quella cerchia dov'io era.

Or sappi ch'avarizia fu partita
troppo da me, e questa dismisura
migliaia di lunari hanno punita.

E se non fosse ch'io drizzai mia cura,
quand'io intesi là dove tu chiame,
crucciato quasi a l'umana natura:

'Per che non reggi tu, o sacra fame
de l'oro, l'appetito de' mortali?',
voltando sentirei le giostre grame.

Allor m'accorsi che troppo aprir l'ali
potean le mani a spendere, e pente'mi
così di quel come de li altri mali.

Quanti risurgeran coi crini scemi
per ignoranza, che di questa pecca
toglie 'l penter vivendo e ne li stremi!

E sappie che la colpa che rimbecca
per dritta opposizione alcun peccato,
con esso insieme qui suo verde secca;

però, s'io son tra quella gente stato
che piange l'avarizia, per purgarmi,
per lo contrario suo m'è incontrato».

«Or quando tu cantasti le crude armi
de la doppia trestizia di Giocasta»,
disse 'l cantor de' buccolici carmi,

«per quello che Cliò teco lì tasta,
non par che ti facesse ancor fedele
la fede, sanza qual ben far non basta.

Se così è, qual sole o quai candele
ti stenebraron sì, che tu drizzasti
poscia di retro al pescator le vele?».

Ed elli a lui: «Tu prima m'inviasti
verso Parnaso a ber ne le sue grotte,
e prima appresso Dio m'alluminasti.

Facesti come quei che va di notte,
che porta il lume dietro e sé non giova,
ma dopo sé fa le persone dotte,

quando dicesti: 'Secol si rinova;
torna giustizia e primo tempo umano,
e progenie scende da ciel nova'.

Per te poeta fui, per te cristiano:
ma perché veggi mei ciò ch'io disegno,
a colorare stenderò la mano:

Già era 'l mondo tutto quanto pregno
de la vera credenza, seminata
per li messaggi de l'etterno regno;

e la parola tua sopra toccata
si consonava a' nuovi predicanti;
ond'io a visitarli presi usata.

Vennermi poi parendo tanto santi,
che, quando Domizian li perseguette,
sanza mio lagrimar non fur lor pianti;

e mentre che di là per me si stette,
io li sovvenni, e i lor dritti costumi
fer dispregiare a me tutte altre sette.

E pria ch'io conducessi i Greci a' fiumi
di Tebe poetando, ebb'io battesmo;
ma per paura chiuso cristian fu'mi,

lungamente mostrando paganesmo;
e questa tepidezza il quarto cerchio
cerchiar mi fé più che 'l quarto centesmo.

Tu dunque, che levato hai il coperchio
che m'ascondeva quanto bene io dico,
mentre che del salire avem soverchio,

dimmi dov'è Terrenzio nostro antico,
Cecilio e Plauto e Varro, se lo sai:
dimmi se son dannati, e in qual vico».

«Costoro e Persio e io e altri assai»,
rispuose il duca mio, «siam con quel Greco
che le Muse lattar più ch'altri mai,

nel primo cinghio del carcere cieco:
spesse fiate ragioniam del monte
che sempre ha le nutrice nostre seco.

Euripide v'è nosco e Antifonte,
Simonide, Agatone e altri piùe
Greci che già di lauro ornar la fronte.

Quivi si veggion de le genti tue
Antigone, Deifile e Argia,
e Ismene sì trista come fue.

Védeisi quella che mostrò Langia;
èvvi la figlia di Tiresia, e Teti
e con le suore sue Deidamia».

Tacevansi ambedue già li poeti,
di novo attenti a riguardar dintorno,
liberi da saliri e da pareti;


e già le quattro ancelle eran del giorno
rimase a dietro, e la quinta era al temo,
drizzando pur in sù l'ardente corno,

quando il mio duca: «Io credo ch'a lo stremo
le destre spalle volger ne convegna,
girando il monte come far solemo».

Così l'usanza fu lì nostra insegna,
e prendemmo la via con men sospetto
per l'assentir di quell'anima degna.

Elli givan dinanzi, e io soletto
di retro, e ascoltava i lor sermoni,
ch'a poetar mi davano intelletto.

Ma tosto ruppe le dolci ragioni
un alber che trovammo in mezza strada,
con pomi a odorar soavi e buoni;

e come abete in alto si digrada
di ramo in ramo, così quello in giuso,
cred'io, perché persona sù non vada.

Dal lato onde 'l cammin nostro era chiuso,
cadea de l'alta roccia un liquor chiaro
e si spandeva per le foglie suso.

Li due poeti a l'alber s'appressaro;
e una voce per entro le fronde
gridò: «Di questo cibo avrete caro».

Poi disse: «Più pensava Maria onde
fosser le nozze orrevoli e intere,
ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde.

E le Romane antiche, per lor bere,
contente furon d'acqua; e Daniello
dispregiò cibo e acquistò savere.

Lo secol primo, quant'oro fu bello,
fé savorose con fame le ghiande,
e nettare con sete ogne ruscello.

Mele e locuste furon le vivande
che nodriro il Batista nel diserto;
per ch'elli è glorioso e tanto grande

quanto per lo Vangelio v'è aperto».

Bản dịch của James Finn Cotter (bản dịch tiếng Anh)

By now the angel had been left behind us,
         The angel who’d turned us to the sixth circle,
         Having erased a letter from my face,
 
         And he’d told us that those who crave for justice
5        Are blessed, and his words had accomplished this
         With "they that thirst" and no more of the text.
 
         And, lighter than through other passes, I
         Walked on, so that without the least fatigue
         I followed the swift spirits toward the heights,
 
10       When Virgil began, "Love, enkindled by
         Virtue, has always kindled love in others,
         As long as its own flame showed outwardly;
 
         "So from the hour when Juvenal came down
         Among us in the limbo of that hell
15       And made your own affection known to me,
 
         "My goodwill toward you has been truer than
         That ever paid a person one’s not seen,
         And so these stairs shall now seem short to me.
 
         "But tell me — and forgive me as a friend
20       If overconfidence relax my reins,
         And now as with a friend you talk with me —
 
         "How was it possible that avarice
         Lodged in your breast which by your diligence
         You filled with such abundant store of wisdom?"
 
25       These words at first made Statius start to smile
         A little, and then he replied, "Each word
         Of yours is for me a dear sign of love.
 
         "But truly things do often so appear
         That they give us false grounds for some suspicion
30       Because the real reasons remain concealed.
 
         "Your question makes it clear to me you think —
         Perhaps based on the circle I was in —
         That I was greedy in the other life.
 
         "Know now that avarice was far removed
35       From me, but for my want of moderation
         Thousands of months have meted punishment.
 
         "And had I not set my endeavors straight
         When I perused the lines where you call out,
         As if in anger against human nature:
 
40       " ‘Why, O religious hunger after gold,
         Do you not rule the appetite of mortals?’
         I would be rolling weights at the grim jousts.
 
         "Then I perceived our hands could spread their wings
         Too wide in spending, and I grew repentant
45       Of that as well as of my other sins.
 
         "How many shall rise up again with hair
         Cropped short, in ignorance which keeps them from
         Repenting this sin in life and at the end!
 
         "And know that the offence which counters vice
50       With the directly opposite offence
         Loses here its greenness, and both wither.
 
         "So then, if I have been among those people
         Who mourn their avarice, for my purgation,
         It is its opposite that brings me here."
 
55       "Now, when you sang of the cruel clash of arms
         Between the twins that gave Jocasta sorrow,"
         Replied the singer of the Bucolic poems,
 
         "From what Clio inspired in you there,
         It does not seem that you were yet turned faithful
60       To the true faith without which good works falter.
 
         "If this is so, then what sun or what candles
         So drove your darkness out that you set sail
         Straight in the wake behind the Fisherman?"
 
         And he told him, "You were the first to send me
65       Toward Parnassus to drink within its caves,
         And you the first to light my way to God.
 
         "You were like one who, traveling by night,
         Carries the torch behind — no help to him —
         But he makes those who follow him the wiser,
 
70       "When you announced, ‘The ages are made new:
         Justice returns and the first world of man,
         And a new progeny comes down from heaven.’
 
         "Through you I was a poet, through you a Christian.
         But that you may more clearly see my sketch,
75       I will stretch out my hand to color it.
 
         "By then the whole world was in labor with
         The one true faith which had been sown abroad
         By the messengers of the eternal kingdom,
 
         "And those words of yours which I just mentioned
80       Were so in harmony with the new preachers
         That I would often go to meet with them.
 
         "They then became so saintly to my sight
         That when Domitian persecuted them
         My teardrops mingled with their lamentations.
 
85       "And as long as I lived there in the world
         I gave them aid, and their straightforward ways
         Made me feel scorn for every other sect.
 
         "And before I had led the Greeks in my poem
         To the stream of Thebes, I was baptized;
90       But out of fear I was a secret Christian,
 
         "Long putting on a show of paganism,
         And for this lukewarmness I had to circle
         The fourth circle more than four centuries.
 
         "You, then, who lifted up the covering
95       That hid from me the great good I described,
         While we have time remaining yet to climb,
 
         "Tell me where our ancient Terence is,
         Caecilius, Plautus, Varro, if you know;
         Tell me if they are damned, and in what region?"
 
100     "They, and Persius and I, and many others,"
         My guide replied, "are with that Greek to whom
         The Muses gave more milk than to the rest,
 
         "In the first circling of the darkened prison.
         Often we converse about the mountain
105     On which our nurses always have their dwelling.
 
         "Euripides is with us, Antiphon,
         Simonides, Agathon, and many more
         Greeks who once wore laurel on their brows.
 
         "We see there of the people whom you noted
110     Antigone, Deiphyle, and Argia,
         And Ismene, as sad as she once was.
 
         "Hypsipyle, who showed men Langia’s spring,
         We see there; Thetis and Tiresias’ daughter,
         And there Deidamia with her sisters."
 
115     Both the poets had by now grown silent,
         Intent once more on looking all around,
         Free of the climbing stairs and of the walls;
 
         And by now the four handmaids of the day
         Were left behind, and at the chariot-pole
120     The fifth still steered its fiery tip upward,
 
         When my guide said, "I think that we three should
         Turn our right shoulders to the outer edge,
         Circling the mountain in the usual way."
 
         In this way, custom was our standard there,
125     And we took to the road with less mistrust
         Because that worthy soul showed his assent.
 
         They strode in front and I walked on behind,
         By myself, listening to their dialogue
         Which much enlightened me on poetry.
 
130     But soon that pleasant talk was broken off
         When we came on a tree right in our path,
         With fruit unspoiled and fragrant to the smell.
 
         And as a fir-tree tapers toward the top
         From branch to branch, this tree tapered downward,
135     To let no one climb it, I imagine.
 
         On the side where our way was walled off,
         Clear sparkling water fell from the high rock
         And spread itself among the leaves above.
 
         As the two poets drew near to the tree,
140     From deep within the foliage a voice
         Cried out, "This food shall be beyond your reach!"
 
         Then it said, "Mary thought more how to make
         The wedding-feast complete and honorable
         Than on her own mouth, which now pleads for you!
 
145     "And in Rome of old the women were content
         With water for their drink! And Daniel too,
         By his disdaining food, gained understanding.
 
         "The first age was as beautiful as gold:
         Then hunger made the taste of acorns sweet,
150     And thirst turned every streamlet into nectar.
 
         "Honey and locusts were the sustenance
         That fed the Baptist in the wilderness:
         For this he is in glory and made great,
 
         "As in the Gospel you shall find revealed."

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