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Khúc XII
Purgatorio: Canto XII

Tác giả: Dante Alighieri

Nước: Italia
Đăng bởi demmuadong vào 01/01/2007 21:49

 

Nguyên tác

Di pari, come buoi che vanno a giogo,
m'andava io con quell'anima carca,
fin che 'l sofferse il dolce pedagogo.

Ma quando disse: «Lascia lui e varca;
ché qui è buono con l'ali e coi remi,
quantunque può, ciascun pinger sua barca»;

dritto sì come andar vuolsi rife'mi
con la persona, avvegna che i pensieri
mi rimanessero e chinati e scemi.

Io m'era mosso, e seguia volontieri
del mio maestro i passi, e amendue
già mostravam com'eravam leggeri;

ed el mi disse: «Volgi li occhi in giùe:
buon ti sarà, per tranquillar la via,
veder lo letto de le piante tue».

Come, perché di lor memoria sia,
sovra i sepolti le tombe terragne
portan segnato quel ch'elli eran pria,

onde lì molte volte si ripiagne
per la puntura de la rimembranza,
che solo a' pii dà de le calcagne;

sì vid'io lì, ma di miglior sembianza
secondo l'artificio, figurato
quanto per via di fuor del monte avanza.

Vedea colui che fu nobil creato
più ch'altra creatura, giù dal cielo
folgoreggiando scender, da l'un lato.

Vedea Briareo, fitto dal telo
celestial giacer, da l'altra parte,
grave a la terra per lo mortal gelo.

Vedea Timbreo, vedea Pallade e Marte,
armati ancora, intorno al padre loro,
mirar le membra d'i Giganti sparte.

Vedea Nembròt a piè del gran lavoro
quasi smarrito, e riguardar le genti
che 'n Sennaàr con lui superbi fuoro.

O Niobè, con che occhi dolenti
vedea io te segnata in su la strada,
tra sette e sette tuoi figliuoli spenti!

O Saùl, come in su la propria spada
quivi parevi morto in Gelboè,
che poi non sentì pioggia né rugiada!

O folle Aragne, sì vedea io te
già mezza ragna, trista in su li stracci
de l'opera che mal per te si fé.

O Roboàm, già non par che minacci
quivi 'l tuo segno; ma pien di spavento
nel porta un carro, sanza ch'altri il cacci.

Mostrava ancor lo duro pavimento
come Almeon a sua madre fé caro
parer lo sventurato addornamento.

Mostrava come i figli si gittaro
sovra Sennacherìb dentro dal tempio,
e come, morto lui, quivi il lasciaro.

Mostrava la ruina e 'l crudo scempio
che fé Tamiri, quando disse a Ciro:
«Sangue sitisti, e io di sangue t'empio».

Mostrava come in rotta si fuggiro
li Assiri, poi che fu morto Oloferne,
e anche le reliquie del martiro.

Vedeva Troia in cenere e in caverne;
o Ilión, come te basso e vile
mostrava il segno che lì si discerne!

Qual di pennel fu maestro o di stile
che ritraesse l'ombre e ' tratti ch'ivi
mirar farieno uno ingegno sottile?

Morti li morti e i vivi parean vivi:
non vide mei di me chi vide il vero,
quant'io calcai, fin che chinato givi.

Or superbite, e via col viso altero,
figliuoli d'Eva, e non chinate il volto
sì che veggiate il vostro mal sentero!

Più era già per noi del monte vòlto
e del cammin del sole assai più speso
che non stimava l'animo non sciolto,

quando colui che sempre innanzi atteso
andava, cominciò: «Drizza la testa;
non è più tempo di gir sì sospeso.

Vedi colà un angel che s'appresta
per venir verso noi; vedi che torna
dal servigio del dì l'ancella sesta.

Di reverenza il viso e li atti addorna,
sì che i diletti lo 'nviarci in suso;
pensa che questo dì mai non raggiorna!».

Io era ben del suo ammonir uso
pur di non perder tempo, sì che 'n quella
materia non potea parlarmi chiuso.

A noi venìa la creatura bella,
biancovestito e ne la faccia quale
par tremolando mattutina stella.

Le braccia aperse, e indi aperse l'ale;
disse: «Venite: qui son presso i gradi,
e agevolemente omai si sale.

A questo invito vegnon molto radi:
o gente umana, per volar sù nata,
perché a poco vento così cadi?».

Menocci ove la roccia era tagliata;
quivi mi batté l'ali per la fronte;
poi mi promise sicura l'andata.

Come a man destra, per salire al monte
dove siede la chiesa che soggioga
la ben guidata sopra Rubaconte,

si rompe del montar l'ardita foga
per le scalee che si fero ad etade
ch'era sicuro il quaderno e la doga;

così s'allenta la ripa che cade
quivi ben ratta da l'altro girone;
ma quinci e quindi l'alta pietra rade.

Noi volgendo ivi le nostre persone,
'Beati pauperes spiritu!' voci
cantaron sì, che nol diria sermone.

Ahi quanto son diverse quelle foci
da l'infernali! ché quivi per canti
s'entra, e là giù per lamenti feroci.

Già montavam su per li scaglion santi,
ed esser mi parea troppo più lieve
che per lo pian non mi parea davanti.

Ond'io: «Maestro, dì, qual cosa greve
levata s'è da me, che nulla quasi
per me fatica, andando, si riceve?».

Rispuose: «Quando i P che son rimasi
ancor nel volto tuo presso che stinti,
saranno, com'è l'un, del tutto rasi,

fier li tuoi piè dal buon voler sì vinti,
che non pur non fatica sentiranno,
ma fia diletto loro esser sù pinti».

Allor fec'io come color che vanno
con cosa in capo non da lor saputa,
se non che ' cenni altrui sospecciar fanno;

per che la mano ad accertar s'aiuta,
e cerca e truova e quello officio adempie
che non si può fornir per la veduta;

e con le dita de la destra scempie
trovai pur sei le lettere che 'ncise
quel da le chiavi a me sovra le tempie:

a che guardando, il mio duca sorrise.

Bản dịch của James Finn Cotter (bản dịch tiếng Anh)

Side by side, as oxen go in yoke,
         I trod along with that weight-burdened soul,
         As long as my kind teacher would permit it.
 
         But when he spoke up, "Leave him and push on,
5         For each one here does well with sail and oars
         To urge his boat ahead with all his might,"
 
         I raised myself up straight as one should walk
         With body erect, although my thoughts remained
         Bowed down low and shrunken in themselves.
 
10       I did move on, and willingly I followed
         The footsteps of my master, and both of us
         Now showed how light we could be on our feet
 
         When he told me, "Lower your eyes: you will
         Do well, in making your way easier,
15       To see the bed of rock beneath your feet."
 
         Just as the tombs in the church floor above
         The buried dead, to keep their memory fresh,
         Bear carvings figuring what they were in real life,
 
         And at the sight men often weep for them
20       Because of the sharp spur of memory
         Which pierces only those faithful to the dead:
 
         So I saw there, but in a truer likeness
         By grace of the artist’s skill, sculptured stone
         On the whole path that juts out round the mountain.
 
25       I saw on one side him who was created
         Nobler than any other creature, falling
         Like a streak of lightning out of heaven.
 
         I saw Briareus on the other side
         Transfixed by the celestial thunderbolt,
30       Heavy on the ground in his last death-chills.
 
         I saw Thymbraeus, I saw Mars and Pallas,
         Still in armor, standing around their father,
         Staring at the giants’ scattered limbs.
 
         I saw Nimrod at the foot of his tower,
35       Looking bewildered, and people gaping there
         Who were so proud to join with him in Shinar.
 
         O Niobe, with what tear-laden eyes
         I saw you represented on the road
         Between seven sons and seven daughters slain!
 
40       O Saul, how you appeared there fallen dead
         Upon your own sword on Mount Gilboa
         Which never afterward felt rain or dew!
 
         O mad Arachne, so I saw you turned
         Half-spider already, in sadness on the shreds
45       Of the work you wove to your own undoing!
 
         O Rehoboam, your image there seems now
         Menacing no more, but a chariot wafts it
         Away in panic with no one in pursuit!
 
         Shown as well upon that pavement stone
50       Was Alcmaeon making his mother pay
         The full dear price for her ill-fated necklace.
 
         Shown were the sons of King Sennacherib
         Felling him at prayers in the temple
         And then leaving him there slain on the floor.
 
55       Shown was the downfall and the cruel killing
         Tomyris enacted when she said to Cyrus,
         "For blood you thirsted and with blood I sate you!"
 
         Shown were the Assyrians in full rout,
         After Holofernes had been murdered,
60       And also his remains amid the slaughter.
 
         I saw Troy in ashes, caved-in ruins:
         O Ilion, how cast down low were you
         Shown by the carving there exposed to view!
 
         What master artist of brush or pen was he
65       Who so sketched out the shapes and shadings there
         That they would strike the subtlest minds with awe?
 
         The dead looked dead, the living looked alive!
         Those who had seen the real scenes saw no better
         Than I did all I trod on while bent down!
 
70       Now be proud, and go with haughty looks,
         Children of Eve, and do not bend your faces
         To see the trail of sin you leave behind!
 
         By now we’d rounded far more of the mountain
         And much more of the sun’s course had run up
75       Than my restricted mind had reckoned on,
 
         When he who always looked ahead as he went
         On walking called anew, "Lift up your head!
         You’ve no more time to go on lost in thought!
 
         "Look! an angel over there makes ready
80       To come toward us. Look at the sixth handmaid
         Return from her noon service to the day.
 
         "Let reverence beam in your face and bearing
         That he may now be glad to send us upward.
         Remember, this day will not dawn again."
 
85       I was well used to his admonitions
         Not to waste time, so nothing that he said
         In that regard could be unclear to me.
 
         The beautiful creature now came closer to us,
         All clothed in white and looking radiant
90       Like a trembling star in the morning sky.
 
         Opening his arms wide, he spread his wings,
         Saying, "Come! the steps are here at hand
         And from now on the climbing will be easy."
 
         To this same invitation few come forward.
95       O human race, born to fly aloft,
         Why do you fall at a mere puff of wind?
 
         He led us where the rock had split wide open:
         There he struck my forehead with his wings,
         And then he promised me a safe, sure journey.
 
100      As on the right hand, on climbing on the hill
         Where rises the church, above the Rubaconte,
         Which dominates my so-well-governed city,
 
         The bold rise of the escarpment is broken
         By the stone stairway hewed out in time
105      When ledgers and staves were still trustworthy,
 
         Just so, steps make easier the embankment
         That falls steeply from the upper circle,
         But on both sides the high rock squeezes close.
 
         When we turned ourselves to that direction,
110      "Blessed are the poor in spirit" voices sang
         More sweetly than words ever could describe.
 
         Ah, how different these inroads are from those
         Of hell! For here the entrance is with hymns
         And there below with savage clamorings.
 
115      Now as we mounted up the sacred stairs,
          I seemed to be ever so much lighter
          Than I had been before on level ground:
 
          So I asked, "Master, tell me, what great weight
          Has just been lifted from me that I feel
120      Almost no fatigue as I walk on?"
 
         He answered, "When the P’s that still remain
         Upon your brow, although now nearly faded,
         Are totally erased, as this one is,
 
         "Your feet shall be so guided by goodwill
125      That not only will they never feel exhausted,
          They even will rejoice to be urged uphill."
 
          Then I did what persons do when strolling
          Unaware of something on their head,
          Until the signs of others make them guess it,
 
130       Their hand goes up to help find out for certain,
          And gropes and discovers and performs
          The duty that the eyes can’t carry through:
 
         So with the outstretched fingers of my right hand
135      I found only six of the letter P’s
         The angel of the keys traced on my temples,
 
         And, watching this reaction, my guide smiled.

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