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Khúc XXVI
Purgatorio: Canto XXVI

Tác giả: Dante Alighieri

Nước: Italia
Đăng bởi demmuadong vào 31/12/2006 22:23

 

Nguyên tác

Mentre che sì per l'orlo, uno innanzi altro,
ce n'andavamo, e spesso il buon maestro
diceami: «Guarda: giovi ch'io ti scaltro»;

feriami il sole in su l'omero destro,
che già, raggiando, tutto l'occidente
mutava in bianco aspetto di cilestro;

e io facea con l'ombra più rovente
parer la fiamma; e pur a tanto indizio
vidi molt'ombre, andando, poner mente.

Questa fu la cagion che diede inizio
loro a parlar di me; e cominciarsi
a dir: «Colui non par corpo fittizio»;

poi verso me, quanto potean farsi,
certi si fero, sempre con riguardo
di non uscir dove non fosser arsi.

«O tu che vai, non per esser più tardo,
ma forse reverente, a li altri dopo,
rispondi a me che 'n sete e 'n foco ardo.

Né solo a me la tua risposta è uopo;
ché tutti questi n'hanno maggior sete
che d'acqua fredda Indo o Etiopo.

Dinne com'è che fai di te parete
al sol, pur come tu non fossi ancora
di morte intrato dentro da la rete».

Sì mi parlava un d'essi; e io mi fora
già manifesto, s'io non fossi atteso
ad altra novità ch'apparve allora;

ché per lo mezzo del cammino acceso
venne gente col viso incontro a questa,
la qual mi fece a rimirar sospeso.

Lì veggio d'ogne parte farsi presta
ciascun'ombra e basciarsi una con una
sanza restar, contente a brieve festa;

così per entro loro schiera bruna
s'ammusa l'una con l'altra formica,
forse a spiar lor via e lor fortuna.

Tosto che parton l'accoglienza amica,
prima che 'l primo passo lì trascorra,
sopragridar ciascuna s'affatica:

la nova gente: «Soddoma e Gomorra»;
e l'altra: «Ne la vacca entra Pasife,
perché 'l torello a sua lussuria corra».

Poi, come grue ch'a le montagne Rife
volasser parte, e parte inver' l'arene,
queste del gel, quelle del sole schife,

l'una gente sen va, l'altra sen vene;
e tornan, lagrimando, a' primi canti
e al gridar che più lor si convene;

e raccostansi a me, come davanti,
essi medesmi che m'avean pregato,
attenti ad ascoltar ne' lor sembianti.

Io, che due volte avea visto lor grato,
incominciai: «O anime sicure
d'aver, quando che sia, di pace stato,

non son rimase acerbe né mature
le membra mie di là, ma son qui meco
col sangue suo e con le sue giunture.

Quinci sù vo per non esser più cieco;
donna è di sopra che m'acquista grazia,
per che 'l mortal per vostro mondo reco.

Ma se la vostra maggior voglia sazia
tosto divegna, sì che 'l ciel v'alberghi
ch'è pien d'amore e più ampio si spazia,

ditemi, acciò ch'ancor carte ne verghi,
chi siete voi, e chi è quella turba
che se ne va di retro a' vostri terghi».

Non altrimenti stupido si turba
lo montanaro, e rimirando ammuta,
quando rozzo e salvatico s'inurba,

che ciascun'ombra fece in sua paruta;
ma poi che furon di stupore scarche,
lo qual ne li alti cuor tosto s'attuta,

«Beato te, che de le nostre marche»,
ricominciò colei che pria m'inchiese,
«per morir meglio, esperienza imbarche!

La gente che non vien con noi, offese
di ciò per che già Cesar, triunfando,
"Regina" contra sé chiamar s'intese:

però si parton 'Soddoma' gridando,
rimproverando a sé, com'hai udito,
e aiutan l'arsura vergognando.

Nostro peccato fu ermafrodito;
ma perché non servammo umana legge,
seguendo come bestie l'appetito,

in obbrobrio di noi, per noi si legge,
quando partinci, il nome di colei
che s'imbestiò ne le 'mbestiate schegge.

Or sai nostri atti e di che fummo rei:
se forse a nome vuo' saper chi semo,
tempo non è di dire, e non saprei.

Farotti ben di me volere scemo:
son Guido Guinizzelli; e già mi purgo
per ben dolermi prima ch'a lo stremo».

Quali ne la tristizia di Ligurgo
si fer due figli a riveder la madre,
tal mi fec'io, ma non a tanto insurgo,

quand'io odo nomar sé stesso il padre
mio e de li altri miei miglior che mai
rime d'amore usar dolci e leggiadre;

e sanza udire e dir pensoso andai
lunga fiata rimirando lui,
né, per lo foco, in là più m'appressai.

Poi che di riguardar pasciuto fui,
tutto m'offersi pronto al suo servigio
con l'affermar che fa credere altrui.

Ed elli a me: «Tu lasci tal vestigio,
per quel ch'i' odo, in me, e tanto chiaro,
che Leté nol può tòrre né far bigio.

Ma se le tue parole or ver giuraro,
dimmi che è cagion per che dimostri
nel dire e nel guardar d'avermi caro».

E io a lui: «Li dolci detti vostri,
che, quanto durerà l'uso moderno,
faranno cari ancora i loro incostri».

«O frate», disse, «questi ch'io ti cerno
col dito», e additò un spirto innanzi,
«fu miglior fabbro del parlar materno.

Versi d'amore e prose di romanzi
soverchiò tutti; e lascia dir li stolti
che quel di Lemosì credon ch'avanzi.

A voce più ch'al ver drizzan li volti,
e così ferman sua oppinione
prima ch'arte o ragion per lor s'ascolti.

Così fer molti antichi di Guittone,
di grido in grido pur lui dando pregio,
fin che l'ha vinto il ver con più persone.

Or se tu hai sì ampio privilegio,
che licito ti sia l'andare al chiostro
nel quale è Cristo abate del collegio,

falli per me un dir d'un paternostro,
quanto bisogna a noi di questo mondo,
dove poter peccar non è più nostro».

Poi, forse per dar luogo altrui secondo
che presso avea, disparve per lo foco,
come per l'acqua il pesce andando al fondo.

Io mi fei al mostrato innanzi un poco,
e dissi ch'al suo nome il mio disire
apparecchiava grazioso loco.

El cominciò liberamente a dire:
«Tan m'abellis vostre cortes deman,
qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.

Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
e vei jausen lo joi qu'esper, denan.

Ara vos prec, per aquella valor
que vos guida al som de l'escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor!».

Poi s'ascose nel foco che li affina.

Bản dịch của James Finn Cotter (bản dịch tiếng Anh)

While we walked on this way along the edge
         In single file, my gentle master often
         Calling, "Watch out! Make good use of my warning,"
 
         The sun, which by now with its beams of light
5        Was changing the whole face of the western sky
         From blue to white, struck me on my right shoulder.
 
         And with my shadow there I made the flames
         Seem to glow more, and simply at that sign
         I saw many souls in passing pay attention.
 
10       This was the reason to give them an opening
         To talk about me, and they began by saying,
         "He does not seem to have a spirit’s body."
 
         Then some of them approached as near to me
         As they were able to, always careful
15       Not to step out where they would not be burned.
 
         "O you who move, not out of sluggishness
         But deference perhaps, behind the others,
         Answer me who burn in thirst and fire.
 
         "Not I alone have need of your response:
20       All these thirst for it more than Indians
         Or Ethiopians thirst for cold water.
 
         "Tell us how it is that you can make
         Yourself a wall before the sun, as if
         You were not yet caught in the net of death."
 
25       So one of them said to me, and I should
         Now have revealed myself, had I not been
         Absorbed in something strange which then appeared,
 
         For down the middle of the burning road
         Came people with their faces opposite
30       To these, and they made me stare in suspense.
 
         There I saw all the shades on either side
         Hurrying and kissing one another
         Without halting, content with this brief greeting:
 
         As ants in black battalions rub their muzzles,
35       One with another, so as to seek out,
         Perhaps, their prospects and their way ahead.
 
         As soon as these break off their friendly welcome,
         Before they take the first step to set off,
         Each one attempts to outshout all the rest,
 
40       The newcomers crying "Sodom and Gomorrah!"
         The others, "Pasiphae climbs in the cow
         To let the bull come gallop to her lust!"
 
         Then just like cranes that fly away, some
         To the Riphean mountains, some toward the sands,
45       These to escape the frost and those the sun:
 
         One group of people leaves and one comes on,
         And they return in tears to their first chants
         And to the shout most suitable for them.
 
         And those same shades who’d first entreated me
50       Drew near to me as they had done before,
         Their looks declaring their intent to listen.
 
         I, having seen their wish a second time,
         Began, "O souls secure in your inheriting,
         Whenever it may be, a state of peace,
 
55       "My limbs have not been left mature or green
         There in the world, but here they are with me,
         With their blood and with their bones intact.
 
         "From here I go up, to be blind no longer.
         Above, a lady’s won this grace for me
60       That I may bear my body through your world.
 
         "But — so may your best longing soon be filled
         So that the heaven which is full of love
         And spreads most spaciously may shelter you —
 
         "Tell me, that I may yet put it on paper,
65       Who are you all and what that crowd is there
         Which is retreating now behind your backs."
 
         No less astonished than a mountain-dweller
         Who, gawking in a stupor, is struck dumb
         When, rough and rustic, he comes into town,
 
70       Was each shade there, with a blank expression;
         But when they threw off their bewilderment —
         Which in a noble heart is quickly banished —
 
         He who’d asked me before, began, again,
         "Blessed are you who for a better death
75       Store in your ship experience of our lands!
 
         "The people who don’t come with us offended
         By that same sin for which Caesar in triumph
         Once heard a voice call out against him, ‘Queen!’
 
         "And that is why they run off shouting ‘Sodom!’
80       Railing against themselves, as you have heard,
         And so support the burning with their shame.
 
         "In sinning we were heterosexual:
         But since we did not yield to human law,
         Following our appetites like beasts,
 
85       "To heap opprobrium upon ourselves,
         Leaving those shades, we blare the name of her
         Who bestialized herself in beast-like planks.
 
         "Now you know our acts and what our guilt is.
         If you should wish to know us each by name,
90       There is no time to tell, nor could I do it.
 
         "In my regard I’ll set your heart at rest:
         I am Guido Guinizelli, and purged here
         Since I repented well before the end."
 
         As, while Lycurgus raged with grief, two sons
95       Rejoiced to see their mother once again,
         So I responded (but with more restraint)
 
         When I heard that spirit name himself the father
         Of me and of my betters, all who ever
         Inscribed the sweet and gracious rhymes of love.
 
100     And without hearing or speaking, full of thought,
         I walked along, a long while gazing on him,
         Not drawing nearer to him, for the fire.
 
         When I had fed my sight on him, in full
         I offered myself ready for his service
105     With such an oath as will compel belief.
 
         And he: "You leave, through what I hear from you,
         A trace so deep within me, and so clear,
         That Lethe cannot dim or cancel it.
 
         "But if your words just now have sworn the truth,
110      Tell me why you show in speech and look
         That you are so affectionate toward me?"
 
         And I said to him, "Those sweet-sounding verses
         It is, which as long as modern usage lasts
         Will make the ink itself a thing to love."
 
115     "O brother, the one I point to with my finger,"
         He spoke, and pointed to a soul in front,
         "Was a better craftsman of the mother tongue.
 
         "In poems of love and prose tales of romance
         He overtook them all — and let fools talk
120     Who think Limoges produced a better poet!
 
         "They turn an ear to rumor, not to truth,
         And in this way they fashion an opinion
         Before listening to reason or to art.
 
         "So, many of our fathers praised Guittone,
125     With hue and cry giving him first prize,
         But truth at last has won out with most men.
 
         "Now if you have so large a privilege
         That you’re permitted to go into the cloister
         In which Christ is the abbot of the college,
 
130     "Say a paternoster there for me,
         As much of it as we need in this world
         Where we no longer have the power to sin."
 
         Then, to give a place perhaps to someone close
         Behind him, he disappeared in the fire,
135     As a fish dives through water to the depths.
 
         I moved a bit ahead to him who had been
         Pointed out to me, and said that my desire
         Made ready for his name a grateful place.
 
         He willingly began to speak to me:
140     "Your courteous request so pleases me,
         I neither can nor would hide myself from you.
 
         "I am Arnault, who weep and, strolling, sing.
         With sorrow I see now my bygone folly
         And see ahead with joy my hoped-for bliss.
 
145     "Now I petition you, by that kind Power
         Escorting you to the summit of the staircase,
         At the appropriate time, recall my pain."
 
         Then he hid himself in the refining fire

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