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Khúc XXI
Purgatorio: Canto XXI

Tác giả: Dante Alighieri

Nước: Italia
Đăng bởi demmuadong vào 01/01/2007 22:11

 

Nguyên tác

La sete natural che mai non sazia
se non con l'acqua onde la femminetta
samaritana domandò la grazia,

mi travagliava, e pungeami la fretta
per la 'mpacciata via dietro al mio duca,
e condoleami a la giusta vendetta.

Ed ecco, sì come ne scrive Luca
che Cristo apparve a' due ch'erano in via,
già surto fuor de la sepulcral buca,

ci apparve un'ombra, e dietro a noi venìa,
dal piè guardando la turba che giace;
né ci addemmo di lei, sì parlò pria,

dicendo; «O frati miei, Dio vi dea pace».
Noi ci volgemmo sùbiti, e Virgilio
rendéli 'l cenno ch'a ciò si conface.

Poi cominciò: «Nel beato concilio
ti ponga in pace la verace corte
che me rilega ne l'etterno essilio».

«Come!», diss'elli, e parte andavam forte:
«se voi siete ombre che Dio sù non degni,
chi v'ha per la sua scala tanto scorte?».

E 'l dottor mio: «Se tu riguardi a' segni
che questi porta e che l'angel profila,
ben vedrai che coi buon convien ch'e' regni.

Ma perché lei che dì e notte fila
non li avea tratta ancora la conocchia
che Cloto impone a ciascuno e compila,

l'anima sua, ch'è tua e mia serocchia,
venendo sù, non potea venir sola,
però ch'al nostro modo non adocchia.

Ond'io fui tratto fuor de l'ampia gola
d'inferno per mostrarli, e mosterrolli
oltre, quanto 'l potrà menar mia scola.

Ma dimmi, se tu sai, perché tai crolli
diè dianzi 'l monte, e perché tutto ad una
parve gridare infino a' suoi piè molli».

Sì mi diè, dimandando, per la cruna
del mio disio, che pur con la speranza
si fece la mia sete men digiuna.

Quei cominciò: «Cosa non è che sanza
ordine senta la religione
de la montagna, o che sia fuor d'usanza.

Libero è qui da ogne alterazione:
di quel che 'l ciel da sé in sé riceve
esser ci puote, e non d'altro, cagione.

Per che non pioggia, non grando, non neve,
non rugiada, non brina più sù cade
che la scaletta di tre gradi breve;

nuvole spesse non paion né rade,
né coruscar, né figlia di Taumante,
che di là cangia sovente contrade;


secco vapor non surge più avante
ch'al sommo d'i tre gradi ch'io parlai,
dov'ha 'l vicario di Pietro le piante.

Trema forse più giù poco o assai;
ma per vento che 'n terra si nasconda,
non so come, qua sù non tremò mai.

Tremaci quando alcuna anima monda
sentesi, sì che surga o che si mova
per salir sù; e tal grido seconda.

De la mondizia sol voler fa prova,
che, tutto libero a mutar convento,
l'alma sorprende, e di voler le giova.

Prima vuol ben, ma non lascia il talento
che divina giustizia, contra voglia,
come fu al peccar, pone al tormento.

E io, che son giaciuto a questa doglia
cinquecent'anni e più, pur mo sentii
libera volontà di miglior soglia:

però sentisti il tremoto e li pii
spiriti per lo monte render lode
a quel Segnor, che tosto sù li 'nvii».

Così ne disse; e però ch'el si gode
tanto del ber quant'è grande la sete.
non saprei dir quant'el mi fece prode.

E 'l savio duca: «Omai veggio la rete
che qui v'impiglia e come si scalappia,
perché ci trema e di che congaudete.

Ora chi fosti, piacciati ch'io sappia,
e perché tanti secoli giaciuto
qui se', ne le parole tue mi cappia».

«Nel tempo che 'l buon Tito, con l'aiuto
del sommo rege, vendicò le fóra
ond'uscì 'l sangue per Giuda venduto,

col nome che più dura e più onora
era io di là», rispuose quello spirto,
«famoso assai, ma non con fede ancora.

Tanto fu dolce mio vocale spirto,
che, tolosano, a sé mi trasse Roma,
dove mertai le tempie ornar di mirto.

Stazio la gente ancor di là mi noma:
cantai di Tebe, e poi del grande Achille;
ma caddi in via con la seconda soma.

Al mio ardor fuor seme le faville,
che mi scaldar, de la divina fiamma
onde sono allumati più di mille;

de l'Eneida dico, la qual mamma
fummi e fummi nutrice poetando:
sanz'essa non fermai peso di dramma.

E per esser vivuto di là quando
visse Virgilio, assentirei un sole
più che non deggio al mio uscir di bando».

Volser Virgilio a me queste parole
con viso che, tacendo, disse 'Taci';
ma non può tutto la virtù che vuole;

ché riso e pianto son tanto seguaci
a la passion di che ciascun si spicca,
che men seguon voler ne' più veraci.

Io pur sorrisi come l'uom ch'ammicca;
per che l'ombra si tacque, e riguardommi
ne li occhi ove 'l sembiante più si ficca;

e «Se tanto labore in bene assommi»,
disse, «perché la tua faccia testeso
un lampeggiar di riso dimostrommi?».

Or son io d'una parte e d'altra preso:
l'una mi fa tacer, l'altra scongiura
ch'io dica; ond'io sospiro, e sono inteso

dal mio maestro, e «Non aver paura»,
mi dice, «di parlar; ma parla e digli
quel ch'e' dimanda con cotanta cura».

Ond'io: «Forse che tu ti maravigli,
antico spirto, del rider ch'io fei;
ma più d'ammirazion vo' che ti pigli.

Questi che guida in alto li occhi miei,
è quel Virgilio dal qual tu togliesti
forza a cantar de li uomini e d'i dèi.

Se cagion altra al mio rider credesti,
lasciala per non vera, ed esser credi
quelle parole che di lui dicesti».

Già s'inchinava ad abbracciar li piedi
al mio dottor, ma el li disse: «Frate,
non far, ché tu se' ombra e ombra vedi».

Ed ei surgendo: «Or puoi la quantitate
comprender de l'amor ch'a te mi scalda,
quand'io dismento nostra vanitate,

trattando l'ombre come cosa salda».

Bản dịch của James Finn Cotter (bản dịch tiếng Anh)

That natural thirst which is never quenched
         Except with the water which the woman
         Of Samaria sought as a source of grace
 
         Tormented me, and our haste spurred me on
5        Along the straitened path behind my guide,
         As I grieved at the payment of just penance.
 
         And look! just as Saint Luke records for us
         That Christ appeared to two along the way
         Already risen from his burial cave,
 
10       A shade appeared to us, and came behind us
         While we stared at the crowd stretched at our feet;
         Nor did we notice him till he first spoke,
 
         Saying, "My brothers, may God give you peace!"
         We quickly turned, and Virgil answered him
15       With the sign appropriate for greeting,
 
         And then began, "Within the blessed assembly
         May the inerrant court that banishes me
         To eternal exile settle you in peace."
 
         "How then?" he asked as we walked on in haste,
20       "If you are shades God's not found fit for heaven,
         Who guided you so far along his stairway?"
 
         And my teacher: "If you look at the marks
         Which this man bears and which the angel traced,
         You’ll plainly see he must reign with the just.
 
25       "Since she, however, who spins day and night
         Had not yet drawn the fiber off for him
         Which Clotho loads and packs on each one’s distaff,
 
         "His soul, which is your sister and my own,
         Ascending here, could not have come alone,
30       Because she does not see the way we do.
 
         "So I was snatched out of the gaping jaws
         Of hell to guide him, and guide him so I will
         Onward as far as my schooling can conduct him.
 
         "But tell me, if you know, why just this moment
35       The mountain shook so, and all seemed to shout
         With one voice downward to the shore-lined base."
 
         With this request he threaded the needle’s eye
         Of my desire so that with just the hope
         He made my thirst seem less insatiable.
 
40       The soul began then, "Nothing without order
         Or the support of custom is permitted
         By the holy rule of the mountain.
 
         "This place is free from every earthly change.
         What heaven receives into and from itself
45       May function here as cause, and nothing else:
 
         "So neither rain, nor hail, nor snow, nor dew,
         Nor hoarfrost falls here any higher than
         The stairway of the three short steps below;
 
         "No thick, no thin clouds ever can appear,
50       Nor lightning flash, nor Thaumas’s daughter
         Who often changes regions in your sky;
 
         "Nor does dry vapor rise up any higher
         Than to the top of the three steps I mentioned,
         On which Saint Peter’s vicar rests his feet.
 
55       "Tremors, small or large, may chance down lower,
         But here above, I don’t know why, it never
         Trembles from wind concealed within the earth.
 
         "It trembles here when some soul feels herself
         Cleansed, so that she rises or sets out
60       To leap upward, and that shout follows then.
 
         "Of this cleansing the will alone gives proof,
         Surprising the soul, now fully free to change
         Company, and powering her to will.
 
         "The soul had will before, but the desire,
65       Which divine justice turns around toward penance
         And which once bent toward sin, would not consent.
 
         "And I, who for a hundred years and more
         Have lain in this tormenting, only now
         Felt freely willing for a better threshold.
 
70       "That is the cause you felt the quake and heard
         The pious spirits up along the mountain
         Praise the Lord — may he soon send them higher!"
 
         He spoke to us this way; and since enjoyment
         Is deeper when our thirst to drink is stronger,
75       I could not tell how deep the good he did me.
 
         And my wise guide: "Now I espy the net
         That snares you here and how you slip from it,
         Why it quakes here and what makes you all glad:
 
         "Now, if it pleases you, tell me who you were,
80       And let me learn from your own lips the reason
         You have lain here so many centuries."
 
         "In the time when the good Titus, with help
         Of the highest King, avenged the wounds
         From which the blood that Judas sold poured forth,
 
85       "I bore the most enduring and most honored
         Name there in the world," replied that spirit;
         "Fame I had, but not as yet the faith.
 
         "So dulcet was the music of my verses
         That from Toulouse, Rome drew me to herself,
90       Deservedly, to crown my brows with myrtle.
 
         "Statius is my name, still heard on earth.
         I sang of Thebes and then of great Achilles,
         But, with the second labor, fell by the way.
 
         "The seeds of my ardor were the sparks
95       That warmed me from the sacred flame from which
         More than a thousand poets have been kindled:
 
         "I speak of the Aeneid, which was for me
         A mother and a nurse of poetry;
         Without it I would not be worth a farthing.
 
100     "And to have lived on earth when Virgil lived
         I would consent to add another year
         More than I owe for my release from exile."
 
         These words made Virgil turn to me and give
         A look that, by its silence, said, "Be silent!"
105     Yet power of will cannot do everything,
 
         For smiles and tears are such close followers
         On the emotions from which each proceeds,
         They least obey the will in those most truthful.
 
         I smiled — barely — as one might hint at something;
110     At that the shade grew still and looked me fully
         In the eyes which express the soul most clearly,
 
         And said, "So may your trying task end well,
         Tell me why, just now while I was speaking,
         Your face betrayed that flashing smile to me."
 
115     Now I am caught on one side and the other:
         One keeps me still, the other bids me speak,
         So that I sigh and I am understood
 
         By my master — and: "Do not be afraid
         To talk," he told me; "but speak up and tell him
120     What he now asks of you with deep concern."
 
         So I replied, "Perhaps you are amazed,
         Ancient spirit, at the smile I gave you,
         But I would have you wonder even more.
 
         "This soul here who directs my eyes on high
125     Is that same Virgil from whom you have drawn
         The power to sing about the gods and men.
 
         "If you think something else caused me to smile,
         Forget it as a falsehood, and believe
         It was those words which you then spoke about him."
 
130     Already he was bowing to embrace
         My teacher’s feet, but he said, "Brother, don’t!
         You are a shade and here you see a shade."
 
         And rising, he: "Now you can comprehend
         The depth of love that burns in me for you,
135     When I forget the emptiness we are
 
         "And treat the shades as being solid things."

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